LA TRAMA

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Jean Valjean, un detenuto condannato ai lavori forzati per aver rubato un pane, viene coinvolto in una rissa e in un tentativo di evasione. Nonostante abbia la possibilità di fuggire, Valjean decide invece di aiutare un secondino in pericolo. La Commissione disciplinare gli concede la grazia che gli permette di essere finalmente libero. Ma l’ispettore Javert, già capo sorvegliante al penitenziario di Tolone, sostiene che Valjean non sarà mai un uomo libero, perché chi è stato un forzato non si libera mai realmente delle catene e rimane un numero: in questo caso il prigioniero 9430. L'uomo secondo Javert è segnato: è una pianta che se nasce da un seme malato, tale rimane. E tornerà a delinquere. Da questo momento per Valjean, abbrutito dall'esperienza del carcere, rifiutato da tutti e senza amici, inizia una lotta all'ultimo respiro per sopravvivere, cambiare il proprio destino, e dimostrare di essere ancora un uomo.

[Liberamente ispirato a "I Miserabili" di Victor Hugo]

 

“1 Pianoforte, 6 Attori, 29 Personaggi, 100 Minuti. Ecco i numeri di “Valjean”. Lo spettatore è fin dalle prime battute trasportato indietro di due secoli, in un'atmosfera emozionante e intensa, per seguire le avventure dell'ex forzato Jean Valjean tra il penitenziario di Tolone, la fabbrica di Monsieur Madeleine e gli strascichi della Rivoluzione francese, in una lotta all'ultimo respiro con l'ispettore Javert.”

 

"Sono tante le emozioni che si inseguono nel corso della trama: la curiosità, la gioia, la sofferenza, la commozione, la rabbia, la sorpresa, il dolore e, soprattutto, l'amore, quello che va oltre, quello che ti fa sacrificare tutto, anche la vita. E per tutto il tempo la musica, suonata dal vivo dal Maestro Cuccuini su un pianoforte posizionato sul palco, accompagna le avventure di un intenso Jean Valjean e dei tanti personaggi che con lui intrecciano le proprie esistenze e il proprio destinoAttori comunicativi, espressivi e dalla voce potente, una sapiente e attenta regia, una storia dove ogni dettaglio è studiato nei minimi particolari. E ciò che colpisce è anche la scenografia, con pochi elementi scenici che grazie al lavoro degli artisti (che sul palco si muovono alla perfezione) mutano trasformando un carro in una prigione, la prigione nella stanza di un vescovo, che poi diventa una fabbrica, ancora una volta una prigione, infine una battaglia..." Giovanna Raballo